Carnuàle ‘ndìcchje ‘ndìcchje déneme un pù de sausìcchje

Carnuàle ‘ndìcchje ‘ndìcchje déneme un pù de sausìcchje

Il protagonista principale del carnevale a Celle di San Vito è Paccàlotte, un pupazzo finto con
indumenti di persona riempiti di paglia con la testa di cartapesta, che alla fine del carnevale viene
bruciato con il falò di Paccàlotte. Paccàlotte adagiato su una scala di legno viene portato in
processione per le piazze e vie di Celle, con varie soste e recite dei protagonisti sia femminili che
maschili, preparate o improvvisate in lingua madre in provenzale di Celle.
Il corteo si preparava e partiva sotto l’arco della porta dei Provenzali ”Porte Acchiglìje” (Porta
dell’Accoglienza). Il gruppo formato da Paccàlotte sdraiato sulla scala di legno e ricoperto da un
lenzuolo, che all’occasione veniva agitato e tolto di dosso, con i quattro portatori vestiti con sonagli
e campanacci; seguiva il diavolo con le catene legate ai piedi e sonagli, il quale camminando e con
scatti improvvisi faceva un fracasso infernale tanto da far spaventare tutti. Poi vi erano i genitori di
Paccàlotte che piangendo e lodandolo.
Seguivano ancora altri personaggi mascherati e con vestiti eccentrici.
La partenza abbiamo detto da sotto l’arco dei Provenzali, prima tappa a piazza del pozzo poi piazza
San Vito (ex Piazza Muretto) poi davanti casa mia (di Silvano e quella di Schiavone) salendo poi in
Piazza Umberto I° ; ogni momento era buono per far baccano ed essere protagonisti di spaventi,
proprio quando delle persone passavano sulla strada si agitavano ancora di più; altra sosta davanti
alla Canonica e poi tra l’asilo e l’ufficio postale e infine tra le case della signorina Agnesina e la casa
di Giovanni Tangi che abitava li.
A ritorno superato Piazza Umberto la sosta era sulla fontana e poi a lo ‘càtte cantùnne’ per poi
proseguire rì lo mìje e rientrare sotto l’arco passando per la porta dell’Accoglienza e qui sotto l’arco
per riposarsi per poi riprendere un nuovo giro ancora più spiritato per l’arrivo del buio, in processione con fiaccole e lumi.
Le recite oltre a quelle improvvisate vi erano quelle preparate e studiate come pezzi dell’Orlando Furioso oppure storie sui briganti di Celle ecc., vi erano nel periodo di carnevale delle serate organizzate nelle case ‘La Cannàrute’ con uova sode che il bambino bendato con il coltello in mano doveva colpire e se colpito lo mangiava, oltre ai dolci per tutti (lo strùsce) ed ancora la ‘squàccia pignàte’ questa più in grande che si faceva in Canonica.